Un’unione che balbetta e un trattato siglato a Santa Margherita Ligure nel 1951 che pochissimi conoscono e che, per settant’anni, è stato “secretato”…
di Marco Delpino
In questi ultimi tempi si è parlato tanto del ruolo (assai scarso) dell’Europa nel mondo, rinvangando l’Europa delle origini, lontana anni luce dall’attuale, rievocando alcune personalità come Alcide De Gasperi, René Pleven, Charles De Gaulle, Paul Henri Spaak, Konrad Adenauer, Jean Monnet e altri. Il sogno di costoro, di dar vita cioè a “un’Europa delle nazioni”, ha dovuto fare i conti con la realtà di un’Europa della finanza e del potere economico, che ha finito col mettere in soffitta quei principi di solidarietà, di cooperazione, di pacificazione, di difesa e di ordine pubblico che sicuramente erano nelle intenzioni dei “padri fondatori”.
Tuttavia, se scaviamo nella storia, varrebbe la pena di ricordare che settantaquattro anni fa, più precisamente tra il 12 al 14 febbraio 1951, a Santa Margherita Ligure, ridente cittadina della costa ligure di Levante, furono gettate le basi per l’Europa unita e si parlò pure (pensate un po’…) di “esercito europeo” (senza poi, ovviamente, concludere un bel nulla).
A quella importante assise (i cui documenti sono stati desecretati quattro anni fa e che pochissimi hanno letto e che noi abbiamo consultato) parteciparono il Presidente del Consiglio De Gasperi, il Primo Ministro francese René Pleven e i ministri degli esteri Carlo Sforza per l’Italia e Robert Schuman per la Francia. E quel Convegno fu propedeutico alla costituzione della comunità economica europea (CECA), creata col Trattato di Parigi due mesi dopo, il 18 aprile 1951, su iniziativa dei politici francesi Jean Monnet e Robert Schuman, del cancelliere tedesco Konrad Adenauer e del primo ministro italiano Alcide De Gasperi. Nel precedente Convegno in Riviera, durato due giorni, si parlò, tra le tante cose, anche della costituzione di un “esercito europeo”. L’idea era partita dal primo Ministro francese Pleven e fu accolta favorevolmente da De Gasperi. In “soldoni”: 150.000 soldati francesi, 100.000 italiani, 50.000 tedeschi e così via… Poi De Gasperi si prese qualche giorno di tempo per informare gli Stati Uniti. Risultato? Dagli USA arrivò l’ordine perentorio: “Di esercito europeo non se ne parla nemmeno!”. Così quelle “carte” furono “archiviate” e dell’esercito europeo nessuno seppe più nulla. Quando nel febbraio 2021 i “documenti” furono “desecretati”, fummo tra i pochi a consultarli, scoprendo il “veto” americano alla proposta francese accolta (sia pur blandamente) dall’Italia. Ora si è tornati, con insistenza, a riparlarne e si parla di “investimenti in armamenti per ben 800 miliardi di euro”… in un momento in cui l’Europa dovrebbe battere un colpo e pretendere di essere presente, in qualità di forza mediatrice, al tavolo di pace tra Stati Uniti, Russia, assieme anche all’Ucraina. È il caso di parlare di “armi” in un tempo in cui dovrebbe (prima di tutto) cessare il fuoco della guerra in atto? Parliamone pure, ma in silenzio, senza esibire “ipotetiche” pistole fumanti sul tavolo delle trattative… Se in tempi di “vacche grasse” tutto è possibile, in tempi di “vacche magre” non ci possiamo, infatti, permettere di scialacquare soldi in armamenti, perché la guerra è la più grande sciagura (anche economica) che possa capitare all’uomo. E, se proprio di “armamenti” dobbiamo parlare, utilizziamo i fondi per combattere la “guerra cibernetica”, quella che, se attuata concretamente, manderebbe in “tilt” tutti gli Stati europei a cominciare dalla povera Italia. Senza dimenticare che l’articolo 11 della Costituzione italiana recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…”. Per cui, in tempi di crisi, uno Stato (civile e democratico) deve investire in opere e sussidi per creare ricchezza (teoria dell’economista Keynes) e, da buon “padre di famiglia”, non può permettersi spese voluttuarie (ad esempio armi) se i propri figli non hanno i soldi per poter pagare le bollette di luce, gas e benzina e per poter mantenere la propria dignità umana. Di fronte a un mondo sull’orlo del precipizio della guerra, investire soldi per l’acquisto di bombe, di missili, di carri armati, distraendo fondi ai piani sanitari, sociali, alla scuola, all’educazione e all’edilizia abitativa, sarebbero semplicemente da… pazzi. E, in questo momento, occorre fermare soprattutto i “pazzi” e i guerrafondai (ce ne sono sin troppi a reggere le sorti del mondo, di questi tempi…). E, aggiungo, anziché lisciare il pelo (come molti hanno fatto per anni con i vari Putin, Erdogan e Al Sisi) e trescare con i tiranni, sarebbe opportuno “raddrizzare la schiena” ai futuri dittatori quando questi sono ancora nella culla… Dopo è troppo tardi. Dopo è inutile piangere sulle bombe lanciate. Dopo è inutile commuoversi per i bambini che muoiono, per gli anziani che soffrono, per le donne che piangono. Per anni l’Europa e l’America hanno trescato con le belve di turno. Perché non si è costituito (in epoca di “vacche grasse”) l’esercito europeo? Perché non si è dato seguito, 74 anni fa, a Santa Margherita Ligure, a quel “progetto” in occasione dei trattati italo-francesi tra De Gasperi e Pleven (che gettarono le basi per la comunità europea)? Perché non si è attuato allora quell’esercito europeo, così com’era stato auspicato in base a documenti che sono rimasti “segreti” per ben 70 anni, “desecretati” nel febbraio 2021 e che quasi nessuno (escluso chi scrive e pochi altri) ha letto?
Per creare pace, lavoro e benessere occorre investire in opere e offrire sussidi a chi vive nell’indigenza. In questo avevano ragione l’economica John Maynard Keynes e il grande Presidente americano Franklin Delano Roosevelt (fautore del “new deal”, eletto quattro volte alla “Casa Bianca”, liberatore dell’Europa dal nazismo e dal fascismo). E avevano ragioni i nostri “padri costituenti” a gridare con veemenza che “l’Italia ripudia la guerra”.
Una vignetta di Almor e Claudio Mellana.