Milano: incontro tra “Arte e clima”

Dibattito tra due fratelli, Claudio e Luca Onorato, per raccontare un mondo in trasformazione alla Centrale dell’Acqua

Il museo d’impresa di Milano, dedicato all’acqua pubblica, che ospita laboratori didattici, attività educative, eventi culturali e visite guidate, promuovendo l’educazione scientifica e ambientale, ha visto di recente un evento che ha evidenziato come l’espressione artistica possa rendere visibile l’urgenza del cambiamento climatico. Performance, installazioni e riflessioni, infatti, hanno coinvolto il pubblico, trasformando dati e scenari in emozioni e consapevolezza. L’arte non è solo testimonianza, ma strumento per immaginare altri futuri, possibili.

L’acqua, elemento vitale e simbolico, è stata al centro della narrazione, tra crisi e rinascita. Un dialogo tra scienza (Luca Onorato, climatologo di ARPAL) e creatività (Claudio Onorato, architetto e artista) per ispirare azione e responsabilità.

Il dibattito ha visto il confronto tra scienza e arte attraverso immagini e racconti, grazie al dialogo tra Luca e Claudio Onorato. L’incontro aveva l’obiettivo di esplorare il legame tra arte e scienza, percorrendo la crisi ambientale e climatica che affligge il Pianeta, affrontando tematiche cruciali come l’innalzamento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai, l’espansione delle acque, l’inquinamento da plastica e rifiuti negli oceani e le emissioni di gas serra derivanti dalla combustione del petrolio. Una riflessione aperta su un interrogativo fondamentale: quale futuro ci attende?

Lo sviluppo senza limiti basato su petrolio e carbone ha aggravato il cambiamento climatico già in atto da un secolo. Con l’industrializzazione e l’entrata nella nuova era coniata ’Antropocene’, le emissioni legate alle attività umane hanno alterato il clima terrestre, aumentando le temperature e intensificando eventi meteorologici estremi. Il riscaldamento globale sta portando a una crisi climatica, avvicinando il nostro pianeta a condizioni simili a quelle dell’era dei dinosauri, con mari più alti e foreste al posto dei ghiacciai. La discussione ha toccato il ruolo delle emissioni fossili, l’inquinamento da plastica legato alla presenza di microplastiche invisibili che si contrappongono a quelle più grosse, caratterizzate da isole galleggianti di rifiuti, estese quanto tre volte la Francia con un cambiamento della geografia terrestre. Si sono affrontate tematiche legate all’inquinamento e il cambiamento climatico legato all’aumento senza precedenti dei gas serra che hanno ispessito la naturale copertura atmosferica protettiva (essenziale per la vita sulla Terra nel passato) con conseguenze dirette sul riscaldamento in atto. Questo squilibrio atmosferico sta contribuendo a un clima via, via più estremo, con un aumento della frequenza di eventi intensi, come alluvioni, temporali violenti, mareggiate, siccità e ondate di calore. Così il focus scientifico e divulgativo di Luca Onorato si è alternato al dibattito con Claudio Onorato, che racconta il proprio lavoro e quello di altri artisti che hanno esplorato la trasformazione del paesaggio e l’impatto dei cambiamenti climatici attraverso diverse forme d’arte, dalla pittura all’installazione fino alla fotografia. Questa sensibilità artistica esprime sia come urgenza e perdita che la ricerca di nuove prospettive sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Attraverso un dibattito arricchito da immagini e video, sono state esplorate diverse personalità e opere che affrontano il tema del cambiamento climatico con linguaggi artistici diversi che passano dalla fotografia alla pittura, dall’installazione alla videoarte. Concentrandosi sugli effetti diretti e indiretti legati al Global Warming, sono state proiettate le opere di Olafur Eliasson, artista danese di origine islandese con la sua installazione ‘Ice Watch’ (2018). L’opera ha portato a 12 blocchi di ghiaccio dall’Islanda a Copenaghen, offrendo al pubblico un’esperienza diretta dello scioglimento dei ghiacciai e sensibilizzando sull’urgenza del cambiamento climatico, attraverso una testimonianza visiva e tangibile. Parallelamente, è stato ricordato Caspar David Friedrich, che con il ‘Naufragio della Speranza’ (1823-24) ha raffigurato la fragilità umana di fronte alla potenza della natura. La sua opera, pur appartenendo all’epoca romantica, anticipa il tema dell’imprevedibilità degli elementi naturali, evocando lo stesso senso di impotenza e di vulnerabilità, che oggi il cambiamento climatico rende ancora più attuale.

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