di Maria Antonella Pratali
Il film di Michail Lokšin, uscito recentemente nelle sale italiane e boicottato dal governo russo (https://italiasara.it/2025/07/18/cinemitalia-recensioni-il-maestro-e-margherita-i-manoscritti-che-non-bruciano/) traspone in immagini il capolavoro di Bulgakov “Il Maestro e Margherita”. A sua volta lo scrittore sovietico, censurato e perseguitato dal regime, si ispirò al “Faust” di Goethe, per reinterpretarlo e piegarlo al contesto politico, sociale e culturale del suo tempo. Ma vediamo di che cosa si tratta.
Il patto col diavolo, come topos letterario, cinematografico e artistico in senso lato, affascina e incuriosisce di continuo. La rielaborazione più antica è di Rutebeuf e risale al secolo XI. In questo dramma liturgico l’arcidiacono Teofilo di Adana stipula un patto con Satana per diventare vescovo, salvo poi pentirsi ed essere redento. L’argomento ispirò diversi autori nel corso dei secoli per arrivare fino a Goethe, che agli inizi dell’Ottocento lo rielaborò e ne fece il suo capolavoro più noto.
Bulgakov conosceva bene l’opera goethiana, e costruisce la sua narrazione in dialogo con essa. Se Mefistofele è l’incarnazione del Male, Woland è giudice e osservatore sarcastico, che vuole smascherare l’ipocrisia staliniana. È inquietante, ma anche giusto. Mefistofele, dal canto suo, è distruttivo, ma porta Faust a cercare di svelare il segreto della vita e dell’universo. La Margherita di Bulgakov è una donna colta, che accetta di trasformarsi in strega per salvare il Maestro, mentre la Gretchen (Margarete) di Goethe è l’innocente che subisce passivamente la rovina.
Margherita è la riscrittura emancipata e moderna di Gretchen; là dove la fanciulla sedotta da Faust soccombe, Margherita agisce, sceglie e combatte. La sua stregoneria è un atto di libertà e amore per il Maestro, non di perdizione. Il “ballo di Satana” si riferisce alla “Notte di Valpurga” del “Faust”, ma si svolge quindi in termini diversi. Infine il Maestro è un Faust che non cerca il potere, né la conoscenza assoluta, ma solo la libertà di poter raccontare la verità. È un personaggio passivo, che rinuncia alla sua opera e alla sua vita, e viene salvato da Margherita, che in vece sua stringe il patto con Woland per salvarlo.
In conclusione, Bulgakov non si limita a citare Goethe, ma lo riscrive. Il suo romanzo racconta la possibilità di salvezza dell’uomo attraverso l’amore, la letteratura, la sfida alla menzogna del potere per affermare ciò che è giusto. Nella buia notte sovietica un diavolo e una donna innamorata diventano gli strumenti di una verità che nessun regime può cancellare.
Bulgakov firma così il suo patto non con il sangue, ma con l’inchiostro.