di Maria Antonella Pratali
Nella Genova del 2008, due indagini parallele si sviluppano e si intersecano, per poi confluire in un’unica vicenda complessa e sfaccettata, ma credibile e coerente dal punto di vista narrativo. Di pari passo si evolvono psicologicamente i due protagonisti, il cui rapporto si approfondisce, tra alti e bassi, via via che le investigazioni portano a nuove strade e a sbocchi inaspettati.
In un gioco tra passato e presente, le indagini si devono districare tra reti di potere e corruzione, in ambiti che spaziano dalla moda ai servizi segreti, dai laboratori dolciari alle società offshore, svelando come dietro un’apparenza innocua si nascondano sovente segreti letali.
La scrittura è fluida e godibile, senza orpelli; tuttavia non si rinuncia a un registro colto, alternato alla scioltezza e alla spontaneità dei dialoghi. Non mancano i passaggi ironici, che strappano un sorriso e contribuiscono ad alleggerire le situazioni più impegnative.
Genova e l’entroterra fanno da sfondo alle vicende narrate, ma talvolta i caruggi, la Val Polcevera e la città intera diventano protagonisti essi stessi, in un succedersi di atmosfere, riflessioni e azioni descritte con ritmo incalzante.
Tra i temi principali figura il passato che continua a influenzare il presente, a sottolineare che la storia è un codice di svelamento della realtà attuale, i cui confini con il soprannaturale, tuttavia, talvolta si assottigliano, fino a metterla in connessione con il trascendente. Ciò contribuisce a creare un’atmosfera inquietante, in cui non si capisce la differenza tra la possibile verità e la manipolazione. Questo elemento aggiunge una sfumatura dark al genere noir, dando luogo a un’ibridazione interessante, che cattura il lettore dall’incipit al finale, in un gotico urbano che non lascia spazio alla noia.