A 45 anni da quel tragico 27 giugno 1980, le verità non affioreranno mai

QUARTA E ULTIMA PUNTATA

Inchiesta di Vittorio Dal Piano e Marco Delpino

In questa nostra inchiesta, in assenza di verità assodate (con i militari accusati che, occorre ribadire, sono stati tutti assolti in sede definitiva), abbiamo dato spazio alla tesi del missile lanciato contro il DC9, ma nel corso degli anni molte altre tesi si sono sovrapposte. C’è chi, da anni, contesta la tesi del missile. Si tratta di Carlo Giovanardi, ex senatore, ex deputato, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ex ministro. Per lui, la sera del 27 giugno 1980, a far saltare l’aereo civile è stata una bomba.

Resta il fatto che l’intricata vicenda di Ustica sembra non conoscere fine, e ad essa sono stati collegati altri strani “incidenti” accaduti a coloro che quella notte, direttamente o indirettamente, parteciparono all’incidente del Dc-9. Alcuni ufficiali, infatti, persero la vita dopo aver condiviso con i propri familiari la paura che qualcosa potesse accadere loro, suicidandosi oppure perendo in strani eventi. A questi si aggiungono coloro che, come il capitano Marco Ciancarella, furono cacciati dall’Aeronautica perché stavano indagando sulla strage. Il maresciallo dell’aeronautica militare Mario Alberto Dettori nel 1980 era controllore di difesa aerea a Poggio Ballone e la sera della sciagura forse aveva visto qualcosa dai radar. Ma morì il 31 marzo 1987, impiccato a un albero nel grossetano, in riva al fiume Ombrone. Il maresciallo Franco Parisi invece morì alla periferia di Lecce nello stesso modo il 21 dicembre 1995. Controllore a Otranto, non era in servizio il 27 giugno 1980, ma lo era meno di un mese dopo, nella mattinata del 18 luglio, quando fu ritrovato il Mig libico, abbattuto la stessa sera della strage di Ustica. Parisi fu sentito dal giudice Priore nel settembre 1995 e avrebbe dovuto essere risentito nel gennaio 1996, ma non arrivò vivo a quell’appuntamento. E poi c’è la vicenda di Ivo Nutarelli e Mario Naldini, ovvero i due piloti di caccia in missione la sera del 27 giugno 1980. Prima di rientrare alla base, intorno alle 20.48, dichiarano lo stato di emergenza generale “squoccando” (Lo squawk è un numero a 4 cifre che indica un’emergenza e, se inserito nei transponder degli aerei, è una sorta di “messaggio cifrato” che soltanto una torre di controllo o altri transponder possono leggere) due volte in tre minuti. Una circostanza, questa, che sottintende uno scenario di reale pericolo. Dieci minuti dopo Ciampino perderà i contatti con il Dc-9. Ebbene: i due tenenti colonnello Ivo Nutarelli e Mario Naldini moriranno nel corso della collisione aerea della “pattuglia acrobatica” avvenuta a Ramstein, in Germania, il 28 agosto 1988. E ancora altre nove vittime: il colonnello Pierangelo Tedoldi (morto il 3 agosto 1980 in un incidente stradale sull’Aurelia), il capitano Maurizio Gari (infarto, 8 maggio 1981), il sindaco di Grosseto nel 1980 Giovanni Battista Finetti (incidente a Istia d’Ombrone, 23 gennaio 1983), il maresciallo Ugo Zammarelli (incidente stradale a Lamezia Terme, 12 agosto 1988), il suo parigrado Antonio Muzio (vittima di omicidio a Vibo Valentia il 1° febbraio 1991), il tenente colonnello Sandro Marcucci (morto a seguito di un incidente aereo mentre era in servizio antincendio, 2 febbraio 1992), il maresciallo Antonio Pagliara (morto lo stesso giorno di Marcucci in un incidente stradale a Lecce), il generale Roberto Boemio (morto per omicidio a Bruxelles il 12 gennaio 1983) e il maggiore medico Gian Paolo Totaro (suicidatosi per impiccagione il 2 novembre 1994).

Caso? Fatalità? Coincidenze? Chiamiamole così queste strane e misteriose morti che si collegano al “caso Ustica”. Che, a decenni di distanza, resta ancora un grande mistero di questa Italia delle trame.

Nel 2016 il regista Renzo Martinelli, fondando fiction e realtà, ne ha tratto un ottimo film. Gli ingredienti per un thriller, infatti, c’erano tutti. Ma il film di Martinelli ha subito censure e non ha “girato” molto sulle televisioni italiane… Lo stesso regista – affermato in campo internazionale per aver prodotto film come “Vajont”, “Porzus”, “Piazza delle Cinque Lune” e altri – è stato accusato di aver distorto la… verità. Già: ma quale “verità”? Quella che, per 45 anni, ci è stata negata? Al pari di tutte (o quasi) le altre “verità” sulle stragi di quegli anni terribili: dall’assassinio di Enrico Mattei all’uccisione di Aldo Moro, dalla strage di Piazza Fontana a quella della stazione di Bologna. A tanti altri “misteri” di quest’Italia delle… reticenze.

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(fine)

LE PRECEDENTI TRE PUNTATE SONO STATE PUBBLICATE SU QUESTO SITO NELLA RUBRICA “LE NOSTRE INCHIESTE”

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