Raccontiamo la vera storia di una musica finita negli Stati Uniti nell’ottocento e “tornata” in italia alla fine del 1967 dopo la visita in America del Presidente Giuseppe Saragat
di Francesca Laganà
Era il 19 settembre 1967. Gli italiani assistettero in televisione, via satellite, alla visita del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat al Presidente degli Stati Uniti Lyndon Baines Johnson. Mentre Saragat e il Presidente americano passarono in rassegna il picchetto d’onore a Washington, la Banda dei Marines eseguì alcuni inni italiani in onore dell’Ospite.
Tra questi, uno (in particolare) colpì l’attenzione dell’allora Presidente della Banda Filarmonica “Cristoforo Colombo” di Santa Margherita Ligure Giuseppe (Pippo) Delpino. Quello che, nella tradizione popolare della cittadina rivierasca, recita alcune strofe in dialetto sulle note di un’antica marcia: “Emmu faeto ‘na battaglia / l’emmu faeta lì in sce-a Gea / i curtexi cu-a bandea / l’emmu missi a priun-né…” (“Abbiamo fatto una battaglia / l’abbiamo fatta in Ghiaia / quelli di Corte, con la bandiera / li abbiamo presi a sassate…”). Quell’inno, inequivocabilmente, era l’inno di Santa, più precisamente l’inno “da Gea”, ovvero del quartiere di Ghiaia. Il giorno seguente, Pippo Delpino si recò dall’allora Direttore dell’Azienda Autonoma di Soggiorno di Santa Margherita Ligure Renzo Canessa, storico e conoscitore della lingua inglese. Insieme decisero di scrivere (addirittura!) al Presidente Lindon Johnson per chiedere ragguagli su quella musica suonata dai Marines. I due, ovviamente, si resero conto che la loro poteva essere una “mission impossible”, perché difficilmente una lettera, scritta da due cittadini italiani, sarebbe finita sul tavolo del più potente uomo del mondo. Altrettanto difficilmente avrebbe trovato risposta. E invece… Passarono alcune settimane e alla sede della Filarmonica “Cristoforo Colombo” giunse una cassa con alcune partiture e una lettera del Direttore della Banda dei Marines che spiegava come il Presidente Johnson avesse trasmesso la lettera dei due sammargheritesi pregando il Comandante dei Marines di rispondere alla richiesta. Quegli spartiti contenevano anche “l’inno da Gea” che, rielaborato dal Maestro Giovanni Fenelli, fu eseguito dalla Banda di Santa Margherita Ligure nel capodanno del 1968 (56 anni fa), quando la “Filarmonica” è solita compiere il “giro” augurale per le vie della Città. Della marcia esiste, dunque, una versione “ligure” (probabilmente portata negli Stati Uniti da qualche emigrante sammargheritese alla metà dell’Ottocento e tramandata per via orale) e un inno militare, molto più svelto nel ritmo, intitolato “È bersagliere” (composto dal Maestro Edoardo Di Capua nel 1889). Quale delle due versioni è quella originale? Difficile accertare la verità. Presumibilmente le cose sono andate così: marinai sammargheritesi emigrati in America canticchiavano l’inno, tradotto forse (ma non ho riscontri concreti) sullo spartito dal Maestro John Philip Sousa (che fu Direttore della Banda dei Marines dal 1880 al 1892). Sul versante italiano, invece, il Maestro Di Capua (autore, tra l’altro, di “O sole mio”) ascoltò l’inno da altri marinai sammargheritesi (e ne ricavò una marcia, più svelta nel ritmo e leggermente diversa nell’aria, intitolandola “E’ bersagliere”, 1889). Nel settembre 1967 l’inno di Ghiaia (suonato dalla Banda dei Marines) faceva parte di un “pout-pourrì” di pezzi italiani (tra cui “O sole mio”, “O mia bella Madunnina” e altri) eseguiti in onore del Presidente Giuseppe Saragat in visita negli Stati Uniti. Si ritiene che John Philip Sousa possa aver composto le partiture (senza appropriarsi dei diritti) proprio perché altrimenti non si spiegherebbe l’esecuzione dell’inno originale (quello sammargheritese) da parte della stessa Banda dei Marines nel 1967. Sta di fatto che la marcia sammargheritese, rimusicata dai Marines, diventò l’inno ufficiale della Banda dei “Rumpi e Streppa” di Ghiaia, istituita proprio dal Direttore dell’Azienda Autonoma e storico Renzo Canessa, che la rinominò “La numero uno”. Passarono alcuni anni e gli spartiti della Banda dei Marines (riadattati dal Maestro Fenelli) andarono purtroppo perduti. Così il nuovo Direttore della Filarmonica “Cristoforo Colombo”, il Maestro Giuseppe Riotti, rielaborò la musica con alcune varianti intitolandola “Carnevale” che, in questa versione, ancor oggi viene eseguita dalla “Cristoforo Colombo” in occasione di feste e di cortei. L’inno “da Gea”, invece, sulle note originali dei Marines americani, pur con una variante jazz introdotta dal “Maestro” Bruno Fagioli, è quello che, a distanza di quasi sessant’anni, ascoltiamo in occasione della “Festa della Primavera”, l’evento che, come ogni anno, con la sagra delle frittelle e la “luminea de San Giuxeppe” (rinviata al prossimo fine settimana: 29 e 30 marzo), porta allegria e buonumore a Santa Margherita Ligure.
Nelle foto: il Presidente americano Lyndon Baines Johnson e lo spartito della marcia che ha avuto varie versioni.