Diventa improrogabile la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, che deve essere cosciente che la salvaguardia degli ecosistemi riguarda tutti, indistintamente
di Maria Antonietta Porfirione Todaro (*)
In questi tempi, in cui si parla tanto della “monnezza” napoletana, solo qualche rarissimo articolo ci informa che in realtà le più grandi discariche del mondo di materiale plastico si trovano nell’oceano Pacifico.
È lì, infatti, che le correnti marine hanno raccolto e ammucchiato in due giganteschi vortici che racchiudono, secondo l’Algalita Marine Research Foundation, che li sta studiando, 100 milioni di tonnellate di ogni tipo di plastica al largo delle coste californiane e giapponesi. La tragedia è che, scoperto nel 1997, questo gigantesco ammasso di spazzatura che copre migliaia di chilometri quadrati di superficie per una profondità di 10 metri si sta espandendo a ritmo costante e potrebbe triplicare nei prossimi 10 anni. Di queste vere e proprie isole galleggianti si calcola che solo il 20% è prodotto da navi e piattaforme mentre l’80% dalla terraferma, cosa che deve spingere a comportamenti più virtuosi sia di chi ha responsabilità nel campo marittimo sia delle Amministrazioni Pubbliche, perché è evidente il terribile pericolo che ormai stiamo vivendo col degrado dei prodotti del mare che avvelenano la catena alimentare oltre a causare la morte di migliaia di pesci, mammiferi ed uccelli. A fronte di questa pessima notizia, che tra tante altre ci affliggono sulla salute del nostro mare, abbiamo almeno il piacere di comunicare agli affezionati lettori di “Città sostenibile” che l’ingegno umano, confrontato a queste emergenze, cerca di reagire creando macchine che potranno aiutarci a difendere questo grande malato che abbiamo tutto l’interesse di guarire. Il celebre architetto Jacques Rougerie, che come molti francesi ha una grande passione per il mare, ha inventato un mezzo da esplorazione marina davvero proiettato nel futuro. Si tratta di un vascello-sentinella con cui una ventina di scienziati, appassionati ed esploratori del mare potranno solcare gli oceani lungo le grandi correnti che scorrono in esso. Con la sua forma slanciata e svettante (51 metri di altezza e 10 metri di larghezza) il Sea Orbiter, questo è il suo nome, può monitorare le acque di superficie e quelle più profonde poiché i posti di osservazione si situano a 20 metri di altezza e a 30 metri di profondità. Con le sue… “passeggiate sugli oceani” può utilizzare la dotazione di cui può vantarsi, come video-camere e robots, che possono arrivare fino a 600 metri di profondità. Jules Verne non avrebbe potuto immaginare un migliore progetto per lo studio degli oceani se avesse immaginato che a breve si sarebbe assistito alla sistematica distruzione dell’ambiente, senza alcuna considerazione per le generazioni future, come dimostrano le innumerevoli richieste di aiuto di tante popolazioni che vedono cambiare la vivibilità del loro ambiente e mettere in gioco la loro stessa sopravvivenza (come gli Inuits del Circolo Polare). Altra buona notizia è che al capezzale del Pianeta Blu si è chinato anche il Comitato delle Regioni della Commissione Europea che ha suonato il campanello d’allarme durante le giornate del “Forum de la Planète bleue”, che riunisce a Bruxelles esperti interessati alle risorse marittime. Lo scopo dei numerosi dibattiti, che hanno visto la presenza dei più illustri conoscitori del mare come Philippe Valette direttore generale di Nausicaa (Centro nazionale francese del mare) e copresidente di Réseau Océan Mondial, è quello di gestire insieme il patrimonio marino e, con l’occasione, di ricordare che molte minacce si addensano all’orizzonte come lo scioglimento dei ghiacci polari sempre più accelerato, che minaccia le coste europee più rapidamente del previsto. Motivo per cui è estremamente urgente passare alla fase attiva dopo le molte parole che si sono fatte in tante occasioni con l’aiuto di una politica marittima integrata e con la collaborazione di tutti. Così come si rivela improrogabile la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, che deve essere cosciente che la salvaguardia degli ecosistemi riguarda tutti e solo modificando le nostre abitudini e mettendo in atto comportamenti responsabili potremo salvare l’ambiente e gli animali minacciati di estinzione, aumentando le loro chances di sopravvivenza, che necessariamente coincidono con le nostre.
(*) Docente Università di Genova e vicepresidente Planet Life Economy Foundation.
Nelle foto: una carta delle onde marine e l’autrice dell’articolo Maria Antonietta Porfirione Todaro, impegnata nella salvaguardia dell’ambiente.