Carenza di medici e infermieri, liste d’attesa fuori controllo, disuguaglianze territoriali, sprechi e mala gestione
di Luigi de Angelis
Il sistema sanitario italiano, un tempo considerato tra i migliori al mondo, oggi è in affanno. L’emergenza Covid-19 ha fatto esplodere problemi già presenti da anni: carenza di personale, strutture obsolete, liste d’attesa infinite. Non si tratta più solo di casi isolati o difficoltà locali: è una crisi sistemica.
Uno dei problemi più gravi è la mancanza di personale sanitario. Secondo la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, nei prossimi cinque anni andranno in pensione circa 40.000 medici. Nel frattempo, i giovani faticano ad entrare nel sistema: il numero chiuso per l’accesso a medicina e la difficoltà di specializzarsi rallentano il ricambio generazionale. Gli infermieri, poi, sono sottopagati e spesso costretti a turni massacranti. Il risultato? Sempre più professionisti emigrano all’estero, dove trovano condizioni migliori.
Un’altra criticità evidente riguarda i tempi per visite ed esami. In molte regioni italiane, per una risonanza o una visita specialistica si può aspettare anche sei mesi o più. Questo spinge chi può permetterselo a rivolgersi al privato, mentre chi non ha i mezzi resta in attesa, rinunciando in alcuni casi a curarsi. La sanità pubblica, pensata per garantire equità, sta diventando sempre meno accessibile. La qualità dell’assistenza cambia drasticamente da una regione all’altra. Le regioni del Nord, in media, offrono servizi più efficienti e strutture meglio attrezzate. Al Sud, invece, molte strutture sono carenti e l’assistenza è spesso insufficiente. Questa frattura territoriale è una delle contraddizioni più gravi del nostro sistema: la salute non dovrebbe dipendere dal CAP di residenza. Oltre alla mancanza di risorse, c’è anche un problema di gestione. In molte ASL si registrano sprechi, doppioni, acquisti inutili. I fondi ci sono, ma spesso vengono usati male. La digitalizzazione è ancora a rilento, e la burocrazia rallenta tutto. Servono investimenti mirati: più fondi al personale, aggiornamento delle strutture, una revisione profonda della medicina territoriale. Ma serve anche una visione politica chiara e il coraggio di fare riforme vere. L’idea che la sanità pubblica sia un costo da contenere va superata: è un investimento strategico. La sanità italiana ha ancora professionalità eccellenti e un modello universalistico da difendere. Ma senza interventi seri, il rischio è che si sgretoli pezzo dopo pezzo. E con essa, uno dei pilastri dello Stato sociale.