Trigoso, il borgo dei “ciottoli” e della memoria

Dalla raccolta di tre milioni di sassi per il sagrato della chiesa alla collana di 54 libri: la rinascita sociale e culturale di una piccola grande comunità ligure

 

di Antonio Bovetti

Se una comunità riesce a raccogliere più di tre milioni di ciottoli per pavimentare il sagrato della propria chiesa, vuol dire che quella comunità possiede una forza rara, fatta di volontà, amicizia condivisa e radici comuni. È quanto accaduto a Trigoso, borgo del Comune di Sestri Levante, dove trent’anni fa oltre un centinaio di persone si impegnarono in un’impresa straordinaria: ricreare, con ciottoli selezionati sulle spiagge vicine, il tradizionale selciato ligure in stile “Rissêu” davanti alla chiesa di Santa Sabina. Un lavoro collettivo iniziato nel 1997 e completato alla fine del 1999, frutto di dedizione, orgoglio e amore per il proprio paese. Ancora oggi, dopo tanti anni, quel sagrato è un vero e proprio “tappeto di fiori di pietra”, come lo definiscono gli abitanti del borgo e i visitatori: un mosaico che non racconta solo la bellezza e l’armonia di questi disegni formati da ciottoli che determinano anche una peculiare identità artistica. A raccontarcelo è Marco Bo, promotore dell’iniziativa e custode della memoria del borgo, che in quegli anni era presidente del Circolo Acli Santa Sabina: «Tutto questo è successo più di trent’anni fa. Oggi il mondo è cambiato, anche la gente di Liguria è diversa   ̶  ci dice Marco, con un pizzico di nostalgia.   ̶   Le periferie, i borghi, quei luoghi dove una volta esisteva una forte amicizia tra famiglie e un legame profondo con la parrocchia, stanno scomparendo. Ma noi vogliamo raccontare questa storia proprio per dimostrare che un’altra Liguria è possibile». Il rifacimento del sagrato della chiesa di Santa Sabina è stato un lavoro lungo e faticoso, e la tecnica del Rissêu richiede competenza e maestria. «Quasi tre milioni di ciottoli, armoniosamente incastonati, formano quel grande tappeto di “fiori di pietra” che oggi vedete». Racconta Marco, che all’epoca era anche uno dei principali promotori del progetto, responsabile della parte burocratica e della ricerca dei fondi essenziali per finanziare il lavoro. L’architetto Domingo Tonini ha curato lo studio e la progettazione della messa in opera.

La raccolta dei ciottoli è stata un’impresa titanica

«Li raccoglievamo sulle spiagge del litorale, soprattutto a Riva Trigoso, a gruppi di una ventina di persone   ̶  ricorda Marco ̶   Con noi c’era anche l’allora arciprete don Enzo Frisino, che non mancava mai, anzi era sempre in prima fila». Il trasporto era affidato ad un altro volontario instancabile, Bruno Fadda, che con la sua Ape, un mezzo di trasporto a tre ruote e un capiente cassone. Si unirono anche i ragazzini, come fosse un gioco dell’estate. Poi arrivò l’inverno, con il freddo e il buio si rallentò il nostro lavoro, ma arciprete don Frisino, con un piccolo gruppo di volenterosi non si arrese e le cataste di sassolini erano sempre ricolme. E’ stata una raccolta scrupolosa, perché il progetto prevedeva di attenersi al disegno originale: l’architetto Tonini utilizzò fotografie storiche per ricostruire le forme e i colori del selciato originario. I sassolini erano di vario tipo: serpentiniti nere con venature verdi, diaspri rossastri e pietre bianche di quarzo e calcite. Il mosaico venne realizzato da una sola persona, per sua scelta: Salvatore Giacobbe, un vero artista del selciato a Rissêu, padre del noto cantante Sandro Giacobbe. «Salvatore veniva ogni giorno da Genova con la sua Fiat 850 ̶   racconta Marco ̶ in un anno, dal giugno 1997 al giugno 1998, ha posato ogni singolo ciottolo, costruendo un metro e mezzo di selciato al giorno. Voleva lavorare da solo, senza aiutanti. Diceva: Devo fare tutto da solo, non voglio collaboratori». Quel selciato non fu solo un’opera pubblica, ma un seme importante che influenzò tutta la comunità. Da lì è nato un nuovo progetto: una collana di libretti scritti dagli abitanti stessi, dagli insegnanti, da agricoltori, dagli operai, ma anche da personalità della cultura e del clero. Il progetto si chiama “I Ciottoli”, e oggi conta 54 titoli, che raccontano le storie, i mestieri, le tradizioni culinarie, la fede religiosa e la memoria di Trigoso e delle frazioni di Sestri Levante. «Come abbiamo chiesto di raccogliere i sassi per il sagrato, abbiamo chiesto a tutti di portare il proprio “ciottolo” anche nella scrittura ̶   dice Marco. ̶ Ognuno ha contribuito con un ricordo, una poesia, una testimonianza vissuta. È nato così un nuovo mosaico, fatto di pagine: un ciottolato di carta che completa quello di pietra». Un libro un po’ speciale tra i tanti Ciottoli, è dedicato al giornalista e scrittore Giovannino Guareschi, che da bambino soggiornò a Trigoso. Il 45° “ciottolo” della collana racconta il legame della gente del borgo con Guareschi e con la sua famiglia e, soprattutto, con il figlio Alberto e le nipoti Angelica e Antonia. Sulla copertina e tra le pagine si ricorda la statua in bronzo dedicata al letterato, che sostituisce quella realizzata nel 2003 dallo scultore Pietro Ravecca, purtroppo trafugata nel 2014. La nuova opera, modellata da Leonardo Lustig, raffigura ancora il “fanciullo col cerchio”, ma in una versione più dinamica e originale. «Questa iniziativa ha rafforzato i legami esistenti e ne ha creati di nuovi   ̶  conclude Marco. ̶   Il nostro intento è continuare su questa strada, raccontare e costruire insieme un futuro più innovativo e dinamico, rispettando però le tradizioni, frutto di ingegno, duro lavoro con scarse risorse e senza supporti tecnologici. Vogliamo raggiungere il cuore di chi ancora non ci conosce e invitarlo a dialogare e camminare con noi. Magari partendo proprio da un nuovo ciottolo fatto di pagine che raccontano propositi futuri».

Nella foto: la chiesa e il sagrato di Trigoso.

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