La classe politica e l’intolleranza alle critiche genera sfiducia da parte dei Cittadini nei confronti delle Istituzioni. Per evitare “scontri ideologici” occorre garantire sempre la libertà di parola a tutti i Cittadini e la trasparenza delle istituzioni democratiche

 

di Marco Delpino

La classe politica, oggi più che mai, è spesso oggetto di critiche da parte dei Cittadini, che si sentono rappresentati solo in parte dalle decisioni prese dai loro rappresentanti eletti. Questo non accade soltanto in Italia, ma anche in molte nazioni definite, sino a poco tempo fa, “democratiche”, che ora sembrano trasformarsi in “democrature” (vedi Stati Uniti d’America e Ungheria, per non parlare di Israele, sul cui livello di “democrazia” ci sarebbe da stendere un velo pietoso).

Ciò che comunque emerge con chiarezza è che molti politici non gradiscono le critiche e diventano sempre più intolleranti man mano che acquisiscono potere e influenza. A differenza di quanto accadeva ai tempi della tanto vituperata “prima Repubblica”, quando i Cittadini esprimono le loro preoccupazioni o critiche nei confronti della classe politica, spesso sono ignorati o addirittura attaccati personalmente.  Questo atteggiamento è particolarmente evidente quando i politici si sentono minacciati dalle critiche, che possono provenire da diverse fonti, tra cui i media, i social media o le proteste pubbliche. Lo dimostra anche la recente legge sull’ordine pubblico, che rischia di trasformarsi in un pericoloso strumento di soffocamento del dissenso.  Tutto questo accade perché, man mano che i politici acquisiscono potere e influenza, tendono a diventare sempre più intolleranti alle critiche, per non dire “arroganti”. E questo può portare a una serie di conseguenze negative, tra cui la limitazione della libertà di parola, l’attacco personale al fine di screditare i critici per ridurre la loro credibilità, o la mancanza di trasparenza della pubblica amministrazione.

Ovviamente ci sono sempre le eccezioni, come è accaduto a quel sedicente “regista” americano che, fermato ben quattro volte dalle forze dell’ordine, nessuno ha identificato la sua compagna e la sua figlia che potrebbe aver poi, presumibilmente, assassinato. Lo stesso sedicente “regista” che è riuscito a ottenere un finanziamento statale di oltre 800mila euro per un film mai realizzato.  Provate, se vi riesce, a ottenere un mutuo o un prestito da una banca senza aver subito una “radiografia” dalla testa ai piedi. O ancora: provate a portare a compimento una pur semplice operazione presso un qualunque ufficio postale senza essere stati “identificati” mediante esibizione di carta di identità e codice fiscale… L’Italia, come si sa, è da sempre un paese a due velocità…

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Per tornare all’arroganza elevata a potere, resta il fatto che alcune conseguenze più significative includono la perdita di fiducia da parte dei Cittadini nelle istituzioni democratiche, il che può portare a una crisi di legittimità, alla riduzione della partecipazione al processo politico, alla polarizzazione della società, con Cittadini che si dividono in fazioni opposte e diventano sempre più estremi nelle loro opinioni.  Purtroppo gli esempi internazionali non mancano… Tralasciamo i regimi dittatoriali che ben conosciamo per la loro crudeltà nel trattare le questioni di partecipazione democratica, ma paesi come gli USA, l’Ungheria e Israele hanno già avviato un processo di negazione di diritti che spaventa non poco, soprattutto per come questi esempi potrebbero essere “emulati” anche a livello italiano.

In pratica: se prenderemo esempio da “pazzi e inaffidabili” quali Trump e Orbán o ancora, peggio, da quel criminale assassino (di bambini e di civili) del leader israeliano Netanyahu (lo scrive uno che sulla Shoa e sul genocidio degli ebrei ha pubblicato libri e articoli), rischieremo di portare il Paese a sbattere. I rischi di una “guerra civile” tra fronti contrapposti e numericamente identici non sono poi tanto lontani. Forse sarebbe meglio che destra e sinistra si dessero una regolata…

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