Le Confraternite e i “cristesanti”: una tradizione di fede e cultura che attraversa i secoli

Dalle origini cristiane al Medioevo fino ai nostri giorni: i “fratelli di penitenza” e la memoria vivente della Passione

 

di Antonio Bovetti

Le Confraternite liguri, e in particolare quelle genovesi, rappresentano una delle più antiche e radicate forme di aggregazione laica a sfondo religioso e caritativo del territorio. Le loro origini risalgono ai primi secoli del Cristianesimo, quando cominciarono a diffondersi gruppi di fedeli riuniti in fraternità spirituali. Nel periodo carolingio, e soprattutto nel corso del X secolo, queste esperienze si strutturarono in forme più definite, dando vita alle prime confraternite vere e proprie. Ciascun sodalizio era guidato da un priore, con l’assistenza di un ecclesiastico, e si occupava della preghiera comunitaria, dell’assistenza ai malati e dell’organizzazione dei funerali, anche per i più poveri ed emarginati. Tra le attività più comuni figuravano le sacre rappresentazioni, le laudi in volgare e l’allestimento di altari, cappelle e chiese. Il XIII secolo segnò un passaggio fondamentale con l’arrivo dei Disciplinanti o Flagellanti, un movimento penitenziale ispirato a san Francesco d’Assisi e agli Ordini mendicanti. Fondato nel 1260 a Perugia da Raniero Fasani, il movimento giunse a Genova nello stesso anno grazie alla predicazione di Sinibaldo degli Opizzoni, che nel Natale di quell’anno, guidò una processione penitenziale che colpì profondamente l’animo dei cittadini. L’espansione delle confraternite fu imponente: tra il 1480 e il 1582 se ne contavano ben 134 solo a Genova. In un contesto segnato da epidemie, povertà e disuguaglianze, esse divennero un presidio di solidarietà, assistendo poveri, malati, carcerati, condannati a morte e orfane senza dote. Il loro modello organizzativo prevedeva anche confraternite autonome coordinate da una “madre”, a garanzia di disciplina e continuità.

Ancora oggi le confraternite genovesi sono vive e attive. Le processioni del Giovedì Santo, quella in onore di San Giovanni Battista o il pellegrinaggio al Santuario di Nostra Signora della Guardia rappresentano momenti di intensa spiritualità e identità collettiva. Accanto alla devozione, queste realtà custodiscono un importante patrimonio artistico: crocifissi processionali, corredi liturgici e opere d’arte testimoniano secoli di fede e impegno.

Non meno rilevante è il loro ruolo attuale nella solidarietà: promuovono il volontariato, sostengono chi è in difficoltà, e si pongono come esempi concreti di come antiche istituzioni possano essere ancora oggi protagoniste della vita civica. Le confraternite, dal latino cum fratres (“con i fratelli”), non sono soltanto associazioni religiose: sono custodi di un’eredità che fonde spiritualità, cultura e azione sociale. I “Cristi” e i portatori di fede. Tra le espressioni più suggestive e riconoscibili della tradizione ligure vi è quella dei “Cristi”, i grandi crocifissi lignei portati in processione dai cosiddetti “cristezzanti”. Questi crocifissi, spesso del peso compreso tra i 100 e i 180 kg, sono veri tesori delle confraternite, riccamente ornati con decorazioni dorate chiamate “canti”. Portarli non è solo una prova di forza fisica, ma un gesto di intensa devozione e partecipazione alla Passione di Cristo. Questa tradizione, che ha origine almeno dal XVII secolo ma si sviluppa ben prima, è ancora viva in molte cittadine liguri e del basso Piemonte, dove i “portatöei” sfilano lentamente in cappa bianca e tabarro colorato, simbolo della confraternita di appartenenza. Durante le processioni, uno dei momenti più delicati e spettacolari è quello del passaggio del “Cristo” da un portatore all’altro. Questo avviene grazie agli “stramöei”, confratelli esperti e forti che, con un gesto preciso e deciso, sollevano il crocifisso e lo sistemano nel crocco, una tasca di cuoio sorretta da cinture e bretelle del nuovo portatore. La processione, con i suoi cinque o dieci crocifissi, è uno degli eventi più attesi nelle feste religiose liguri, in cui fede, fatica e partecipazione popolare si fondono in un rito collettivo di grande impatto emotivo. Le giovani leve delle confraternite imparano con orgoglio l’arte di portare, e a volte “far danzare”, i Cristi, unendo spirito di servizio e tradizione. Non mancano momenti in cui l’abilità dei portatori attira l’attenzione di tutta la comunità, anche con un pizzico di vanità giovanile.  Oggi come ieri, la memoria delle Confraternite e dei Cristi continua a vivere, resistendo al tempo e ai cambiamenti della società. È un’eredità che parla ancora al cuore, raccontando di una fede vissuta nella condivisione, nel sacrificio e nell’amore per la propria terra e per la propria gente.

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