Incontro con il giornalista Sigfrido Ranucci

La libertà di stampa, le inchieste, i rapporti con il potere, le querele temerarie e le pressioni sul giornalismo in un incontro pubblico ad Alassio

 

di Sebastiano Quaglia (*)

Nel corso di un evento pubblico svoltosi ad Alassio, ho incontrato Sigfrido Ranucci, noto giornalista d’inchiesta e conduttore di “Report”, che ha condiviso esperienze personali e professionali legate alla sua attività giornalistica, alle pressioni subite dal potere politico e alle sfide della libera informazione in Italia. Ranucci ha inoltre affrontato temi come le querele temerarie contro i giornalisti, il ruolo della stampa locale come “anticorpo” contro la corruzione, e le difficoltà crescenti nel fare inchieste sotto governi di diverso colore politico. Nel lungo racconto della sua carriera, alcuni episodi emblematici, tra cui il ritrovamento della pinacoteca di Tanzi, le inchieste su Flavio Tosi, sulle infiltrazioni mafiose in Veneto e Liguria, le ripercussioni personali subite a seguito di denunce e campagne di delegittimazione. Il giornalista televisivo ha quindi sottolineato il valore della scelta etica nel giornalismo d’inchiesta, la necessità di proteggere la libertà di stampa e il rischio concreto per chi opera nel settore, soprattutto a livello locale.

Dopo la presentazione del “capitano coraggioso” dell’informazione da parte del moderatore Daniele La Corte, Ranucci ha esordito raccontando un episodio personale: il salvataggio di un motociclista, poi scoperto essere un narcotrafficante legato a chi avrebbe dovuto ucciderlo. Quindi ha sottolineato l’importanza dei valori trasmessi dal padre, uomo della Guardia di Finanza, e dalla madre, insegnante, che gli ha trasmesso la passione per la narrazione, con una riflessione sull’etica personale: “Ci sono beni superiori a quello individuale”.

Ranucci ha evidenziato come il fenomeno della querela sia cresciuto negli ultimi anni per mettere paura e scoraggiare l’informazione libera e ha raccontato delle numerose querele ricevute (oltre 220 tra cause e richieste di risarcimento danni), con la Rai, che si rivale sui giornalisti in caso di condanna. Ha poi parlato della valorizzazione del ruolo del giornalismo d’inchiesta come servizio pubblico, analizzando i diversi periodi politici (con Craxi, Berlusconi, Renzi, Meloni) e delle difficoltà crescenti nel fare inchieste. La riforma Renzi della Rai ha poi reso più difficile l’indipendenza editoriale, con direttori e conduttori scelti dal governo. E un paradosso recente è stato quello del ministro Urso, che chiede di valorizzare il giornalismo d’inchiesta, ma poi denuncia chi lo fa.  Dopo aver raccontato le campagne di delegittimazione da lui subite, tra cui dossier falsi, lettere anonime e accuse di bullismo sessuale, con l’assegnazione di una scorta per rischio concreto di attentato, Ranucci ha infine sottolineato l’importanza della stampa locale come “anticorpo periferico” contro la corruzione e le infiltrazioni criminali.  Per il “mestiere” del giornalista occorre dunque una costante resilienza per continuare a fare informazione libera e rendere omaggio alla libertà di parola e di opinione.

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(*) Avvocato e collaboratore della rivista “Bacherontius”.

Nella foto: il giornalista Sigfrido Ranucci accanto all’Avvocato Sebastiano Quaglia, durante l’incontro ad Alassio.

 

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