I diritti dell’infanzia: poche regole di comportamento

L’azione educativa verso i bambini richiama alla reciprocità

 

di Maria Galasso

Premesso che nel processo educativo è utile anche il rimprovero, consideriamo le giuste modalità, facendo riferimento al rispetto dei diritti dell’infanzia. Il bambino ha un forte bisogno di essere ascoltato e capito e quando il rimprovero è improprio, si convince di non valere, viene meno la sua autostima e il positivo rapporto con i coetanei.

Vediamo allora come occorre “rimproverare”. L’urlo viene vissuto, come un trauma, mentre la spiegazione logica viene dal bambino capita. Negativo quando si deve uscire di casa dirgli: “Muoviti, se no facciamo tardi”. Il bambino pensa di far tardi per colpa sua. Questo fa provare senso di colpa, non essendo in grado il bambino di avvertire il senso frenetico della vita, ma coglie invece l’ansia degli adulti, che lo mettono in agitazione. Dire perciò: “Aiuta la mamma a non far tardi”, risulta produttivo. Il rimprovero deve riguardare la sua condotta e non lui come persona. Dirgli quindi: “Te l’ho già detto e non hai capito, viene vissuto dal bambino come un suo limite. Mentre dirgli: “Sei in grado di comprendere”, lo responsabilizza. In contesto di gioco, in cui il bambino deve socializzare ed essere a sua volta accettato dagli altri, in casi di diatribe, utile dirgli: “Non devi spingere il tuo compagno o infastidirlo perché se lo facesse a te, ti darebbe dispiacere”. Errato dirgli in caso di cattiva condotta: “Non vedrai la televisione o lo dico a papà, perché tutte le azioni che arrivano dopo, per il bambino sono staccate dalle sue percezioni. Infatti nell’infanzia non si sono ancora strutturate le categorie spazio temporali che si formano intorno agli otto-nove anni. Inoltre rimandare il rimprovero a un altro genitore delegittima il ruolo di uno di essi. Quando si deve far notare qualcosa, occorre dirlo a tu per tu col bambino, per non togliergli autostima. Mai in presenza di altri Anche per quanto riguarda l’alimentazione, possono sorgere capricci e rimproveri. Il bambino già dai primi anni di vita, ha i suoi gusti in merito al cibo, infatti sputa ciò che non vuole. Pasti equilibrati evitano il sovrappeso, ma il bambino ha bisogno di mangiare un po’ di tutto. Nel rapporto col cibo si costruisce la sicurezza dell’autonomia del piccolo. Entrambi i genitori vengono influenzati da quella che è stata ed è la loro alimentazione. Quindi devono concordare insieme un dialogo da fare al bambino, dicendogli, ad esempio, che se mangia troppi dolci o fritto fanno male alla salute e in questo devono dare l’esempio. Se si mangia insieme, si sviluppa affettività in modo particolare. Paradossale sarebbe mangiare dolci davanti al bambino senza dargliene. Si deve obbedire non per paura di un castigo, ma per rispetto alle regole della comune convivenza.

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Difficile educare, ma ricordiamoci che anche gli adulti se vogliono dare regole, devono trovarle prima in se stessi, andando oltre il loro vissuto e le loro abitudini o stili di vita. In tal modo anche essi si educano, perché l’azione educativa richiama alla reciprocità.

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