Il rumore uccide, facciamo silenzio!

Diversi studi dimostrano quanto l’esposizione all’inquinamento acustico sia dannosa per la salute

 

In Italia la prima legge che inquadra l’inquinamento acustico come un pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente risale al 1995 e coincide con la diffusione delle norme comunitarie promosse dall’Unione Europea. Le stesse linee guida dell’OMS si basano sulle ricerche condotte dall’O, i cui report vengono pubblicati con regolarità. L’ultimo aggiornamento consistente risale al 2020 e restituisce un quadro decisamente poco rassicurante.

Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità fanno riferimento a due diverse forme di esposizione al rumore. L’esposizione media complessiva nell’arco di ventiquattro ore dB L(den) e quella circoscritta all’arco di tempo notturno dB L(night). Per esempio, l’esposizione al rumore proveniente dal traffico stradale non dovrebbe superare i 53 dB L(den) e i 45 dB L(night). Le raccomandazioni variano se si entra nello specifico del traffico aereo o ferroviario. Sembra tutto molto complesso – e lo è – ma si possono tradurre queste nomenclature nel linguaggio della vita di tutti i giorni grazie a uno smartphone. Esistono diverse app per la misurazione del rumore, ce n’è persino una patrocinata dall’Arpa Piemonte che si chiama OpeNoise. Le ho scaricate quasi tutte, certamente nessuna è attendibile come un fonometro professionale, ma sono utili per fornire un’idea di base.

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