Poste Italiane acquista il 15% di Tim da Vivendi

La partecipazione sale al 25% e l’operazione vale 684 milioni di euro

 

di Antonio Bovetti

Poste Italiane diventa il principale azionista di Tim dopo aver acquistato da Vivendi il 15% delle azioni ordinarie della compagnia telefonica, pari al 10,77% del capitale sociale. Il prezzo pattuito è di 0,2975 euro per azione, per un totale di 684 milioni di euro, finanziati con liquidità disponibile.

Un investimento strategico per Poste Italiane

Per Poste Italiane, l’acquisizione rappresenta un investimento di lungo periodo con l’obiettivo di rafforzare sinergie con Tim e creare valore per gli stakeholder, contribuendo al consolidamento del settore delle telecomunicazioni in Italia.

Nel frattempo, è in fase avanzata la negoziazione per l’accesso di Postepay – controllata di Poste Italiane – alla rete mobile di Tim a partire dal 1° gennaio 2026. Sono inoltre in corso valutazioni per avviare partnership industriali nei settori della telefonia, dei servizi ICT, dei contenuti media, dei pagamenti, delle assicurazioni e dell’energia. Poste Italiane, ora primo azionista di Tim, ha chiesto di confrontare la capitalizzazione attuale delle due società con quella di otto anni fa. Nel marzo 2017, Tim valeva 19,5 miliardi di euro, mentre Poste si attestava a 8,2 miliardi. Oggi, il rapporto si è invertito: Poste Italiane capitalizza circa 21,8 miliardi, quasi tre volte il valore di Tim, sceso a 7,15 miliardi. «Questa operazione è fondamentale per Poste Italiane – si legge in una nota – e segna la conclusione di un percorso di crescita di otto anni, in cui l’azienda ha rilanciato i settori della logistica, telefonia, pagamenti e servizi energetici, aumentando i servizi offerti ai cittadini e creando valore per gli azionisti. La capitalizzazione è passata da 8 miliardi a 27 miliardi di euro».

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La partecipazione nella società telefonica Tim

Con questo acquisto, Poste Italiane raggiunge una quota del 24,81% delle azioni ordinarie e del 17,81% del capitale sociale di Tim, consolidando la propria posizione di primo azionista. Tuttavia, l’azienda ha precisato di non voler superare la soglia che comporterebbe un’offerta pubblica d’acquisto obbligatoria.

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