Un’occasione per riflettere sull’importanza della sicurezza e della responsabilità nella progettazione e costruzione di grandi opere, come quella del Ponte sullo Stretto di Messina di cui si è tornato a parlare in questi ultimi giorni

 

di Luigi de Angelis

Il 13 agosto sono trascorsi 90 anni dalla tragedia della diga di Molare, un evento catastrofico che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Valle Orba, in Piemonte. Il 13 agosto 1935, una violenta ondata di piena e fango travolse intere comunità, causando la morte di oltre 110 persone e distruggendo case, ponti e infrastrutture. La diga di Molare, costruita per creare un grande bacino idroelettrico, era composta da due sbarramenti: la diga principale e una diga secondaria. Quest’ultima, costruita in modo frettoloso e senza adeguate indagini geologiche, crollò alle 13.15 del 13 agosto 1935 a causa delle forti piogge, causando una valanga di acqua e fango che si riversò nella valle. Le cause della tragedia sono state molteplici: la diga secondaria era stata costruita su rocce deboli e fratturate, inadatte a sostenere il peso della struttura; la progettazione e la costruzione della diga secondaria furono effettuate senza le necessarie indagini geologiche; la mancanza di attenzione alle caratteristiche ambientali e geologiche del territorio ha avuto conseguenze disastrose, con oltre 110 morti e numerosissimi danni materiali, con l’ondata di fango che raggiunse persino la città di Ovada in circa 20 minuti. Il processo che seguì la tragedia dichiarò non colpevoli la società e gli ingegneri responsabili della progettazione e costruzione dell’opera idraulica. Oggi, la Fondazione Stava 1985 Onlus ricorda quell’evento tragico come un esempio delle gravi conseguenze derivanti dalla mancata considerazione delle caratteristiche geologiche e ambientali di un territorio. La diga di Molare è pertanto un esempio di come la storia si ripeta drammaticamente, come nel caso del disastro del Vajont. Ma la commemorazione dei 90 anni dalla tragedia dovrebbe essere anche un’occasione per riflettere sull’importanza della sicurezza e della responsabilità nella progettazione e costruzione di grandi opere, come quella del Ponte sullo Stretto di Messina di cui si è tornato a parlare in questi ultimi giorni.

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