Dazi americani all’Europa e all’Italia: in questa “guerra” perdono tutti

Le “baruffe” di import-export internazionale risentono delle “oscillazioni” e degli “umori” di un presidente americano che, come con la tela di Penelope, al mattino fa e al pomeriggio disfa…

L’Italia vende agli americani merci per 67 miliardi di euro e ne importa per 25 miliardi. Esportiamo soprattutto macchinari, articoli farmaceutici e mezzi di trasporto, mentre importiamo farmaci, prodotti dell’estrazione di minerali e materie prime. Gli Stati Uniti sono il terzo paese di destinazione delle merci italiane e le regioni più esposte sono la Lombardia, l’Emilia-Romagna, la Toscana, il Veneto e il Piemonte che, insieme, esportano più di due terzi del totale delle merci italiane vendute negli Stati Uniti. Un settore menzionato spesso quando si parla di dazi è quello agroalimentare: nel 2023 l’Italia ha venduto agli Stati Uniti poco più di 6 miliardi di euro tra prodotti alimentari, alcolici, e prodotti agricoli, e ne ha acquistato poco più di un miliardo di euro. Sono il 9 per cento di tutte le esportazioni italiane negli Stati Uniti e il 5 per cento delle importazioni. Sebbene di per sé sembrino molti, non sono tra i settori più esposti ai dazi: valgono solo un terzo delle esportazioni della meccanica, per esempio, e poco più della metà dei prodotti chimici e farmaceutici. Sia Stati Uniti che Unione Europea hanno dunque parecchio da perdere da un’imposizione di dazi incrociati: le due parti hanno la più grande relazione commerciale esistente al mondo, cioè si scambiano un quantitativo di beni, servizi e investimenti che non ha eguali per nessuna coppia di paesi. Significa non solo che i consumatori europei sono abituati a comprare la merce statunitense e viceversa, ma anche che le aziende europee usano strutturalmente prodotti e servizi intermedi che vengono dagli Stati Uniti e viceversa. Purtroppo, al momento, non esiste alcun accordo commerciale complessivo tra Unione Europea e Stati Uniti, ma solo tanti accordi singoli che hanno l’obiettivo di armonizzare normative e procedure in settori specifici.

Come andranno a finire queste “baruffe” di import-export internazionale non è dato a sapere, visto che anche i mercati risentono delle “oscillazioni” (meglio: degli “umori”) di un presidente degli Stati Uniti che, come con la tela di Penelope, al mattino fa e al pomeriggio disfa…

 

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