Un oceano in evoluzione: svelati i segreti del Mar Rosso

Nuova luce sulla nascita di quello che potrebbe essere il più giovane oceano del Pianeta. Un tassello significativo importante nella comprensione dei processi geologici profondi che modellano il nostro pianeta

 

di Antonio Bovetti

Un team tutto italiano, guidato dal CNR in collaborazione con le Università di Pavia, Firenze e Perugia, ha scritto una pagina fondamentale nello studio della nascita del Mar Rosso: un laboratorio naturale d’eccezione, che potrebbe rivelarsi il più giovane oceano della Terra. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, si è concentrato su rocce magmatiche (gabbri e dicchi basaltici) provenienti dalla regione di Tihama-Asir, nell’estremità meridionale dell’Arabia Saudita, un luogo chiave per capire che cosa accade quando la crosta terrestre si dilata e si spezza. Grazie a sofisticate analisi, i ricercatori hanno scoperto che i magmi originati nella fusione parziale dell’astenosfera (lo strato plastico del mantello appena sotto la crosta) hanno interagito soprattutto con la crosta inferiore, contaminandosi poco con quella superiore. Questa dinamica è stata favorita da due forze complementari:

La risalita del mantello caldo tramite il plume dell’Afar, l’estensione tettonica indotta dalla subduzione lungo la catena degli Zagros in Iran. Qual è il risultato di questi studi? Un indebolimento termico della crosta inferiore, che ha facilitato la sua deformazione profonda e l’ascesa dell’astenosfera al posto della litosfera continentale. Una scoperta fondamentale: il magmatismo non solo favorisce la frammentazione dei continenti, ma talvolta la ritarda, perché le intrusioni ripetute di magma possono temporaneamente ispessire la crosta continentale in fase di assottigliamento. In definitiva, la genesi di un oceano può rivelarsi un processo tutt’altro che rapido, fatto più di pause, intrusioni, interazioni sotterranee complesse. «Il Mar Rosso è una finestra aperta sui processi che, milioni di anni fa, hanno dato origine agli altri oceani della Terra», spiega Marco Ligi (CNR-Ismar), uno dei coordinatori dello studio, affiancato da Alessio Sanfilippo (Università di Pavia) e Sandro Conticelli (Università di Firenze). Comprendere questa evoluzione significa anche fare un passo avanti nella conoscenza delle risorse geotermiche, delle dinamiche tettoniche e perfino delle migrazioni faunistiche e umane, comprese le vie di dispersione degli ominidi dall’Africa. Lo studio non è solo uno sguardo al passato terrestre: offre un modello interpretabile per altri casi di rifting continentale, non solo sulla Terra, ma anche su pianeti simili. Comprendere come si forma e si evolve un bacino oceanico aiuta a immaginare i processi planetari e le potenziali condizioni per la vita altrove. Questa ricerca italiana illumina in modo innovativo i meccanismi profondi che hanno plasmato il Mar Rosso e, con esso, ci offre una lente per osservare l’evoluzione geologica dei pianeti e la diffusione della vita nell’universo.

Glossario

Plume dell’Afar o pennacchio del mantello di Afar, è un’area in Etiopia dove una grande massa di magma risale dal mantello terrestre verso la superficie. Questa risalita di magma, o pennacchio, è responsabile di un’intensa attività vulcanica e di fenomeni di rift (spaccatura) continentale, come la formazione della Rift Valley africana. In pratica, è come se una “bolla” di materiale caldo e fuso dal profondo del mantello emergesse, causando deformazioni e spaccature nella crosta terrestre.

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Astenosfèra regione del mantello terrestre al di sotto della litosfera, caratterizzata da una brusca diminuzione della velocità di propagazione delle onde sismiche (in particolare, delle onde S). Si estende tra 70 e 250 km circa di profondità, con limiti più incerti nelle aree continentali, dove, se presente, può trovarsi a profondità maggiori; si interpreta come zona a comportamento plastico in cui le rocce sono prossime al punto di fusione (temperatura maggiore di 1.000 °C). Sotto le dorsali oceaniche, conformemente all’assottigliamento della litosfera, e’astenosfera risale verso la superficie. (Trecani)

La fase di rifting continentale è un processo geologico che porta alla frammentazione di una massa continentale a causa di forze tettoniche distensive. Questo processo porta alla formazione di una “rift valley”, una grande frattura nella crosta terrestre che si allarga nel tempo, e può eventualmente evolvere in un nuovo bacino oceanico.

Didascalia estesa immagine: le creste lineari e le aree vulcaniche scure segnano le manifestazioni superficiali di intrusioni magmatiche profonde che attraversano la crosta continentale dello Scudo Arabico. Questo paesaggio suggestivo riflette un’intensa attività magmatica iniziata nel tardo Oligocene, quando vaste sciami di dicchi penetrarono la crosta superiore dello scudo, accompagnando l’estensione litosferica nelle prime fasi del rifting del Mar Rosso.

Veduta aerea dell’attività vulcanica fissurale recente in Arabia occidentale (Credits Luigi Vigliotti, Cnr).

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